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28.01.2018

Storie di Marcialonga

Tutti hanno una storia da raccontare sulla Marcialonga

La Marcialonga ha una lunga storia fatta di sport, di umanità, di tradizione, di passione ma anche di fatica e in tanti anni ha fatto vivere moltissime storie, alcune particolari, altre divertenti, emozionanti, ma soprattutto uniche e speciali: tutti coloro che hanno vissuto la Marcialonga hanno la propria storia da raccontare, che vale la pena scrivere per far rivivere e non dimenticare. 

Proprio per questo è nata #storiedimarcialonga, una raccolta in continua evoluzione dove tutti possono riportare la propria esperienza personale o altrui, che siano concorrenti di sci, bici o corsa, atleti, volontari, accompagnatori, spettatori o semplici appassionati.    

bonacinaLA RIVINCITA PIU' BELLA
di Ermanno Bonacini 

Era l'anno della 19^ Marcialonga. Sul mio pettorale c'era lo Sponsor delle "Casse Rurali" e il mio numero era 2807. Ero appena tornato sconfitto dalla mia terza ed ultima "Parigi Dakar" che correvo tra le moto e sapevo perfettamente che non sarei più stato al via di quella gara, troppi problemi si erano creati oltre tutto la perdita del posto di lavoro, sacrificato per uno sponsor mancante. Da un amico, la mia attenzione cadde su una rivista aperta, De Zolt in allenamento illustrato da foto invitanti. Pensai: questo è quello che mi serve per distrarmi dai troppi problemi, cosa importa se non ho mai messo gli sci hai piedi, di sicuro in 70 km  qualcosa  imparo!  Mancavano pochissimi giorni e non avevo il pettorale, in compenso però avevo parecchi amici... Dormii in tenda il sabato sera  prima della gara perchè in valle non avevo trovato una camera libera ma a Moena alla Start delle 8.50 partii anch'io. L'abbigliamento era inventato però funzionò: calzari da subaqueo, calzamaglia di cotone, guanti da motocross e il berretto con il mio sponsor della Dakar. Tante cadute ma al traguardo a Cavalese cero anch''io.  
Dopo quella bellisima esperienza  mi sono presentato al via altre 15  o 16 o 17 volte... non lo ricordo nemmeno più.

 


Stefano FazioIL SERVIZIO ARCOBALENO DI GOSTA E GOSTO
di Stefano Fazio, Bisonte (Sci club 1 fisso)

Sono 34 anni che faccio la Marcialonga. Ho iniziato a 19 anni ed eravamo in 3 o 4 amici che ogni anno non volevano perdere questo fantastico appuntamento. Giravano pochi soldi in tasca ed eravamo venuti a conoscenza dell’esistenza del “Servizio Arcobaleno” che dava ospitalità gratuita ai marcialonghisti che ne avessero fatto richiesta, con la collaborazione di numerose famiglie di valligiani che offrivano ospitalità ai concorrenti. Nel 1985 siamo stati ospiti della famiglia Corradini, proprio la famiglia del presidente della Marcialonga, a Castello di Fiemme. Non mi ricordo con precisione i loro nomi, ma li avevamo chiamati affettuosamente il “Gosto” e la “Gosta” che altro non erano se non i genitori di Angelo, allora segretario della Marcialonga. Gosto e la Gosta erano persone semplici, gentili, molto ospitali, dei veri montanari. Non ci avevano mai visto né conosciuto prima, ma ci hanno trattati quasi come figli. Il sabato, vigilia della Marcialonga, nel pomeriggio, eravamo tutti indaffarati a mettere le nostre scioline (come sempre sbagliate, da veri bisonti) nel garage dei Corradini; si presentano Gosto e la Gosta, pronti per andare alla cerimonia di inaugurazione che si svolgeva in un paese vicino; non rimaneva nessuno in casa e noi eravamo preoccupati perché avremmo dovuto spostarci fuori per terminare la preparazione degli sci. Ma il Gosto ci disse che non dovevamo preoccuparci, di continuare e che la casa era aperta. Noi eravamo stupiti. Ma come, pensai, non ci conoscono, non ci hanno mai visti ed ora ci lasciano praticamente le chiavi di casa? Gosto, con la sua calma e saggezza ci disse: “chi ha il coraggio di venire a fare 70 Km di Marcialonga non ha tanti grilli per la testa, pensiamo di poterci fidare di voi”. Poi indicandoci la cassetta delle scioline di Angelo aggiunse: “State tranquilli, continuate pure a sciolinare e se vi manca qualcosa guardate tra le attrezzature di nostro figlio Angelo che dovrebbe avere delle scioline”. Siamo rimasti senza parole, mai ci saremmo aspettati una tale disponibilità e fiducia.
Ora siamo adulti, sposati, abbiamo un lavoro, ci possiamo permettere di venire alla Marcialonga in albergo, comperarci tutte le scioline che vogliamo, le paraffine fluorate ed anche la cera F! Abbiamo sci sempre più veloci, abbigliamenti tecnici… ma le emozioni che abbiamo provato in quegli anni, anche per merito di persone come il Gosto e la Gosta, rimarranno per sempre nei nostri cuori. Viva la marcialonga.

 


Silvio RicciIL SOGNO REALIZZATO
di Silvio Ricci 

Nel 1991 avevo 15 anni; mentre tutti i miei coetanei adoravano i divi del calcio, io ammiravo i campioni che vincevano medaglie ai campionati del mondo in Val di Fiemme, come Manuela Di Centa, Stefania Belmondo, Gabriella Paruzzi e Maurilio De Zolt. Ed il mio sogno era di partecipare alla Marcialonga. Però, per uno che come me vive a Roma, è più complicato frequentare la neve e le piste di sci.
Nella mia vita non sono mai stato forte e non sono mai stato veloce; ma ho realizzato i miei propositi con impegno e con costanza, resistendo, con passione e volontà.
Il 29 gennaio 2017, ho realizzato il sogno che avevo da bambino partecipando alla Marcialonga Light; non sono stato forte e non sono stato veloce, ma ho portato a termine questa meravigliosa, emozionante ed indimenticabile esperienza con impegno e con costanza, resistendo, con passione e volontà.
Grazie Marcialonga, sei come la vita.

 


MattaruccoI RICORDI INDELEBILI
di Andrea Mattarucco 

Passano gli anni ma i ricordi rimangono indelebili. La Marcialonga è fatta di sudore, sacrifici, sofferenza ma anche di tanti bei ricordi…

  • Partenza dalla piana di Moena: un concorrente si attarda per salutare parenti ed amici e impatta frontalmente con un alberello tra le risate generali del pubblico.
    - Siamo sulla salita della Cascata: i ragazzi del paese chiedono ai concorrenti “Do you speak English?”. Io “No sono italiano” e la risposta è “Oh, finalmente uno dei nostri!”
    - Sempre sulla salita della Cascata: il pubblico ti incita per nome e tu pensi “Come fanno a sapere il tuo nome?” Poi scopri che tutti sono muniti del giornale con la lista dei concorrenti;
    - Moena, attraversamento del ponte poco prima del ristoro: una concorrente cade e si rialza a 90 gradi… il tamponamento è inevitabile e così la risata del pubblico presente che ha assistito a tutta la scena.
    - Panchià: una volta il percorso era diverso rispetto a quello attuale, in prossimità dell’attuale galleria, prima dell’uscita di Ziano di Fiemme, la pista presentava una discesa ghiacciata con curva a esse; la caduta fu inevitabile, così come il crampo successivo. Ma ecco in soccorso arrivare un volontario dei vigili del fuoco che prendendomi sotto le ascelle mi ha alzato come un sacco di patate e mi ha rimesso nei binari per proseguire la gara. Sono passati più di 20 anni da questo episodio: Grazie ancora!
    - Il ricordo più bello rimarrà comunque l’arrivo della 17^ Marcialonga (la mia 1^) del 1988: dopo 64 Km ho trovato ad aspettarmi mia moglie che allora era in dolce attesa dell’erede; non potrò mai scordare la gentilezza di un volontario che ci ha permesso di riunirci, dopo tanta fatica, senza dover fare il percorso più lungo e obbligato per raggiungere i pullman. GRAZIE!!!
    Marcialonga Grazie di esistere.

 


De Vicenti10 ORE DI MAGNIFICHE EMOZIONI
di Lazzaro De Vincenti (il marcialonghista del mare)

Da qualche anno, dopo aver terminato la Marcialonga, dico a Vanda:“Questa è stata l'ultima”. Poi il richiamo delle cime innevate, dei larici maestosi e dell'entusiasmo dei valligiani fanno sì che in autunno ricominci gli allenamenti e sia pronto alla partenza.
Anche quest'anno sono riuscito con gli sci a percorrere i 70 km per la mia 24° Marcialonga.
Anche se il mio alloggio in Val di Fiemme è a circa 15 km dalla sede della partenza, la sveglia l'ultima domenica di gennaio suona sempre alle ore 5 e 50. L'emozione è sempre la stessa. Dopo i soliti preparativi, è necessario fare una buona colazione ricca di carboidrati: un piatto di pasta, dolci, biscotti, prosciutto, caffè.
Sono le 7 quando da Bellamonte passa il bus puntuale e già carico di atleti di tutte le nazioni. Mi guardo intorno: in questo gruppo sono l'unico italiano e forse il più anziano (beh, in fondo ho “solo” 74 anni).
Il tempo è bello la temperatura quest'anno non troppo fredda, - 8°. Arriviamo come da sempre sulla piana di Moena, la sede di partenza. Qui, dopo aver assaporato del buon tè caldo con miele, ci si raccoglie in gruppi in base al numero di pettorale. Verso le ore 9 tocca al mio gruppo e via, si parte.
I primi km fino a Canazei sono piuttosto impegnativi, con salite e discese pericolose, e anche se le partenze sono dilazionate c'è sempre da preventivare qualche caduta e qualche intasamento visto che alla partenza siamo circa in 7000. Ma questo sport ha qualcosa che ti entra dentro e ti fa superare qualunque difficoltà, sarà anche per l'entusiasmo della gente, per la cordialità dei partecipanti, per lo spettacolo della natura; infatti, anche per noi “bisonti” che arriviamo dopo tante ore di gara c'è sempre entusiasmo e ci si sente comunque tutti vincitori. Si percorre tutta la Val di Fassa (da Moena a Canazei e ritorno) e poi da Predazzo la Val di Fiemme fino a l'arrivo di Cavalese. Si attraversano tanti paesi e c'è un continuo incitamento dei valligiani e dei numerosi turisti, i rifornimenti sono numerosi e in più ci sono famiglie intere che volontariamente aspettano per ore per offrire bevande dolci e frutta. Dopo Predazzo si scende fino a Molina di Fiemme.
Ormai si sta avvicinando il tramonto: dopo l'alba, il sole e la neve, la natura mi regala ancora uno scenario super. A Molina iniziano gli ultimi km della ripida salita finale. Quando si è fatto buio in certi punti si sente solo il rumore degli sci. D'un tratto, finalmente, le prime case di Cavalese, le prime luci, la voce dell'altoparlante che incita gli ultimi concorrenti e scandisce forte il mio nome! Un'ultima curva ed ecco la dirittura d'arrivo.
Mi accoglie un mare di folla entusiasta che mi ripaga abbondantemente di tutte le ore di fatica.
Ho vissuto 10 ore e 17 minuti ininterrotti di sensazioni magnifiche e di emozioni che non è facile descrivere, ma che a me personalmente hanno regalato una delle più belle giornate della mia vita di sciatore.

 


CavallariUNA PROMESSA
di Ilaria Cavallari 

 La mia storia sulla marcialonga si chiama promessa,a mio padre,che per lui era la regina delle gare di sci fondo,quella manifestazione che onorava quando i suoi impegni di allenatore federale glielo consentivano.
L'ultima marcialonga che ha corso era già stato operato dal male che poi non è riuscito a combattere,ma anche se non era tra i primi come era abituato quando era un'atleta,ha dimostrato a se stesso che c'è un tempo per ogni età e situazione,con dignità aveva concluso la sua marcialonga dicendomi:lally questa è la gara,dovresti provare a farla.
Non ci pensavo nemmeno,ho fatto sci fondo da ragazzina e poi l'avevo completamente abbandonato,quindi mi sembravano una follia 70 km di sofferenza!!
Gli ultimi giorni di vita di mio padre sono stati devastanti ma liberatori,dove si ha la consapevolezza che non c'è più tanto tempo e si parlava molto di ciò che era stata la sua vita,lo sci fondo e i suoi atleti che metteva inevitabilmente al primo posto.
Forse per vederlo felice una sera gli ho detto che doveva tenere duro,perché quell'inverno avrei partecipato alla marcialonga,sorrise e mi disse:bella la marcialonga.
Non credo avesse ben inteso perché la morfina era già tanta nel suo corpo,ma si addormentò con il sorriso e in quel momento avevo già deciso che mi sarei iscritta.
Ho provato a farlo ma non ci sono riuscita per quell'inverno,ma mi hanno presa l'anno dopo.
Che dire?70 km di gioia dove la sua presenza era così forte da sembrare vera.le mie 6 ore e 40 indimenticabili,dove al traguardo non volevo più fermarmi perché sarebbe tutto finito.
L'abbraccio di un amico mi ha riportata alla realtà,e il mio pianto di felicità alla voglia di rifarla ancora e ancora. 

 


Andreoli

LA STRETTA DI MANO TRA IL PRIMO E L'ULTIMO 
di Giovanni Andreoli 

Questa era la mia prima Marcialonga, 12 edizione del 1983. Da allora sono sempre presente. Il mio ricordo più vivo risale all'anno 2002 quando convinsi il mio amico Giorgio Zanini a partecipare alla Marcialonga; arrivò ultimo e fu festeggiato ed omaggiato come il primo ed io nell'ombra mi sentivo come il vero regista di quello straordinario evento. Pensate che alla sera del sabato, al ritiro dei pettorali incontrammo il vincitore, Juan Jesus Gutierrez al quale facemmo gli auguri, che gli portarono bene. Quella stretta di mano fra il primo e l'ultimo della Marcialonga del 2002, che noi anticipammo, rappresenta un altro valore di questa manifestazione.

 


Don MartinoI BASTONI DI DON MARTINO - di Mario Giacomozzi

Allora abitavo con la mia famiglia a Gresta di Segonzano e mio padre mi portò, con i miei fratelli, a vedere la Marcialonga. Mi sembra sia stata la prima o la seconda edizione.
A Molina vedemmo arrivare il concorrente don Martino che mio padre conosceva molto bene e che spesso visitava casa nostra. Era allegro e sorridente nonostante avesse le mani piene di sangue e di resina a causa delle sue due racchette "altamente tecnologiche", costituite da due rami di pino (vedi foto). Mio padre gli chiese allora cosa fosse successo, e lui ci disse che subito dopo la partenza aveva visto un concorrente piangere perché aveva rotto la racchetta e non poteva più proseguire. Allora don Martino gli disse: "te la prendi per così poco?". Strappò due rami di pino e cedette le sue racchette allo sfortunato concorrente.

 

  
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